Associazione Istruzione Unita Scuola Sindacato Autonomo

Sede Nazionale: Via Olona n.19-20123 Milano Tel/fax+390239810868

giovedì 16 giugno 2011

L’autonomia tra i “se ne sono andati”

By ASASI

Se ne è andata. Il suo nome era “autonomia scolastica”. Nata nel 1997 avendo tanti padri e tante madri, ma nessuno certo né certa. Nata senza amore, ma per necessità. Nel suo codice genetico non c’è mai stato il sentimento dolce e sensuale di un concepimento voluttuoso, ma la fredda ragion di stato, un compromesso politico-diplomatico simile a quello che fa concepire e creare creature destinate a trasformazioni epocali, a sanare guasti amministrativi, a sistemare crisi sistemiche causate da corruzione e interessi personali. Venne al mondo per introdurre una rivoluzione epocale, ma, come succede dalle nostre parti, senza alcuna preparazione ed educazione del popolo che l’avrebbe usata, e fu accettata come la democrazia italiana post-bellica e post-fascista, obtorto collo, dai più che amavano ancora la monarchia e il fascismo. Si sentì, sin da piccola, uno di quei figli che i genitori mettono al mondo per sanare la loro crisi di coppia, diventando, come succede in questi casi, un figlio destinato alla lotta accanita successiva, quando il parto non è riuscito a sistemare l’incomunicabilità acquisita ed irrimediabile di due esseri umani. Non avendo un passato, non ha neanche avuto un futuro e pur essendo un’adolescente, è stata per tutti gli anni della sua crescita ammalata di vecchiaia precoce. È stata, nel corso di questa breve-lunghissima vita, una creatura retrattile, un ibrido tra donna e scorpione, e ha portato dentro di se tutti i requisiti di questa ascendenza. Ha amato le piante crittogame e gli anfratti reconditi in attesa di piccolissime ed insignificanti prede e ha rifuggito la luce, la chiarezza e la luminosità degli ambienti per nascondere i suoi limiti. Il suo rapporto con gli altri ha tenuto sempre in conto l’inevitabilità della fuga che soccorre solitamente la naturale incapacità di relazionarsi con il mondo circostante. Ha dovuto convivere con l’inevitabile fuga provocata in chicchessia dall’inconsistenza delle sue risorse, dalla profonda delusione avvertita dai fedeli dopo i primi illusori contatti, dalla deformità provocata nelle sue forme dal groviglio di approfittatori, mercanti, narcisisti che l’hanno sostenuta nelle mosse iniziali. Chi ha tentato di starle accanto, con aspirazioni di giustizia e di equità per il difficile mondo della scuola, ne ha avuto sempre un danno permanente, per l’inconsistenza della sua identità e la sua fragilità esistenziale. Intorno a lei si addensò una folla impareggiabile di dirigenti scolastici i quali la esaltarono come il volano ideale per una scuola migliore, lo strumento necessario per la rivoluzione copernicana che avrebbe trasformato la scuola italiana garantendole il primo posto nelle indagini OCSE-PISA, ma neppure nei momenti migliori tale ipocrita entusiasmo seppe condensarsi per dare voce ad un movimento di ribellione contro le riforme che annichilivano le risorse umane ed economiche. Ben presto tutti quelli che incisero nella sua sfera vitale si allontanarono con un sentimento di insoddisfazione e di delusione. Non avendo un padre e una madre riconoscibili ed affettuosi, né altri affetti cui rivolgersi per attenuare l’esito delle continue delusioni, la sua aridità espanse intorno a sé un consapevole rifiuto che si manifestò frequentemente nella deprecazione e nella maledizione, giacché venne, ben presto, riconosciuto, il dono malefico della sua superfluità e l’inconsistenza della sua presenza per il fine salvifico che le era stato affidato. Negli ultimi tempi della sua vita coloro che le furono più vicini si stupirono per una sorta di trasformazione fisica che rasentava l’animalità odiosa. La voce di esprimeva con accenti di sirena o di santa laica. La bocca era diventata quasi senza labbra e la lingua accettava contatti soltanto di punta inoculanti il veleno mortale dell’illusione e delle vane promesse. Il corpo squamoso, asettico, raggrinzito, dimagrito, sembrava assoggettato ad un’inevitabile anoressia, e la coda sinuosa attestava con i suoi movimenti irregolari e rapidi la vocazione a strisciare tra le cose e le persone senza mai sosta. I movimenti del corpo, a scatti, rifuggivano da qualunque approccio e si chiudeva, sempre più, in un isolato autoerotismo e nella conseguente esigenza di portare a termine da sola il miracolo del concepimento. Concepita in vitro fu destinata a creare creature imperfette e infelici. Fu profondamente incolta, nel senso di in-colta, non coltivata, non nutrita, non educata, non formata, non adempiuta, non realizzata, non passata attraverso le fasi della crescita, ma come se fosse ancora chiusa nel ventre materno, un pozzo senza fondo nel quale giacciono in attesa della consunzione tutte le creature che mai si sono realmente materializzate. Sapeva già che, alla sua morte, nessuno avrebbe pianto e sarebbe stata ben presto dimenticata. Se ne è andata, senza essere mai venuta veramente, all’età di 14 anni, ma il peso degli anni inutili trascorsi sulla terra mostrava da tempo un volto esangue,le braccia ischeletrite, dolori in tutto il corpo. Le è rimasto, invano, fino all’ultimo, soltanto il profumo ingannatore di Pandora. di Gaetano Bonaccorso